La ricchezza della sua umanità elevata dalla grazia - Madre Anna Sardiello

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La ricchezza della sua umanità elevata dalla grazia

La fondatrice > Il Tabor


In Madre Anna rifulsero tutte le più belle virtù soprattutto: l’umiltà, la carità e la povertà. Ella non si concedeva mai un trattamento delicato. Sapeva lavorare su se stessa e sui propri difetti. Ordinata in tutto, si adattava ai cibi comuni, né ricercava preferenze. Erano le suore invece a costringerla a prendere qualcosa di speciale.
Ella amava con cuore materno tutte le sue figlie tanto che le novizie si dicevano tra loro: “La Madre Anna era tutta a tutte e tutta per ciascuna”. Nel prossimo non vedeva altro che i figli di uno stesso Padre e redenti dallo stesso Sangue dell’Immacolato Agnello. Bastava un suo materno sguardo per ridonare alle suore turbate la calma, alle suore provate la rassegnazione.
La sua tenerezza materna non fece mai contrasto con la fermezza di governo. Quando si trattava di correggere, togliere abusi, prevenire disordini, il suo intervento era calmo, persuasivo, ma deciso. Ella con fermezza andava fino in fondo al problema agendo sempre sotto l’impulso della carità, guidata dalla sua delicata prudenza.
Quando richiamava una suora, era lei che soffriva di più. Quando vedeva che la suora riconosceva la sua mancanza, mostrando sincero pentimento, sapeva mitigare e mescolare le sue lacrime a quelle della pentita, fino ad incoraggiarla con sante e amorevoli esortazioni, animandola a rialzarsi e a rimettersi in cammino.
Madre Anna nutriva un basso concetto di sé: mai fu notato nella sua vita un atto di superbia. Quando voleva fatto qualcosa, lo diceva con tono umile. Quando scriveva una lettera, un discorso che toccava punti di teologia e morale, si rivolgeva a qualche suora perché rivedesse e correggesse lo scritto senza riguardo a lei.

 
 
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