La partenza - Madre Anna Sardiello

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La partenza

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Quando arrivò il giorno della partenza per le due sorelle, ci fu una dolorosa sorpresa. Annina fu colpita da gravi sintomi di emottisi, sino a dare sangue dalla bocca, e quindi non poté partire, perché fu sottoposta a cure mediche. Ci fu un altro impedimento, ella era impiegata nell’ufficio postale di Erchie e, quindi, doveva prima licenziarsi e poi partire. Quindi trascorse per lei un po’ più di tempo.
Carolina partì da sola per Roma, il 22 novembre 1922 ed arrivò alla casa di San Salvatore in Campo dove le Suore Pallottine l’accolsero. Il 23 novembre 1922 iniziò il suo postulantato. Dopo circa un anno il 18 luglio 1923 fece la vestizione ed entrò in noviziato.
Carolina cambiò il nome in Anna: da quel giorno fino alla sua morte sarà per tutti suor Anna, anche se le suore la chiameranno per sempre Madre Anna. Negli anni di formazione seguì con passione il pensiero di San Vincenzo Pallotti che la segnerà per tutta la vita. Infatti più tardi nelle sue lettere affermerà: “Devozione e Amore, che furono i due fiori più coltivati da San Vincenzo profumeranno le vostre vite per tutta la vita terrena”.

Il 21 luglio 1924 fece la professione: in quel tempo si faceva un solo anno di noviziato nella Congregazione delle Suore dell’Apostolato Cattolico.
Madre Anna venne accolta in comunità dalla seconda Superiora Generale delle Suore Pallottine, suor M. Margherita Tarozzi, nata il 24 luglio 1862 a Castelfranco d’Emilia e morta a Roma il 16 giugno 1925. Donna di singolari doti di mente e di cuore, fu umile e povera; accettava nel silenzio le sofferenze. Madre Margherita stimava tanto Madre Anna e confidava molto nelle sue preghiere. In una lettera del 9 ottobre 1924, scritta a Roma, la Generale esprime in questo modo i suoi sentimenti: “Carissima e buona Madre Anna, grazie delle tue notizie che mi dai, grazie a Dio sono buone. Non ti sgomentare per la scuola perché Gesù ti guiderà e tutto ti renderà facile. Io nella mia pochezza ti aiuterò con la mia preghiera.
Anche tu ricordami spesso a Gesù che ne ho tanto bisogno, per me e per l’Istituto. Sii buona, ama molto Gesù e procura di essere degna sua sposa. Sono contenta che stai bene di salute. Mangia come facevi a Roma così ti manterrai la salute.
Tua sorella come sta? Quando le scrivi salutala caramente. Qui tutte ti ricordiamo con piacere e spesso parliamo di te.

Fatti santa, questo desidero. Stiamo unite nella preghiera, Gesù  ci conforterà sempre. Ricevi i saluti di tutte le suore e specialmente di suor Benigna,  suor Margherita e suor Rosaria”.
Queste parole profetiche affermano che Madre Anna godeva da parte dei suoi superiori e delle suore una grande stima e apprezzamento per la sua vita esemplare, per la sua carità, per il suo modo di pregare e di vivere la regola e per la sua fede. La sua fede traspariva in tutte le sue parole, esortazioni, consigli, per questo, confortando, edificava e sosteneva.
Madre Anna ripeteva spesso questa frase che diventò per lei e per le sue suore un programma di vita: “Fede mia vita mia”. La fede autentica vissuta nel suo cuore l’ha accompagnata in ogni momento della sua vita, in ogni lavoro, in ogni impegno per la comunità; con la retta intenzione tutte le sue azioni confluivano nel ritiro della propria anima, nella cella della conoscenza di sé, affinché ella si potesse donare al Signore come vittima di riparazione.

Quando Annina si riprese in salute e il fratello Raffaele nel 1925 si sposò, le sorelle si riunirono. Il 4 novembre 1925 Annina segue la sorella in comunità. L’11 settembre 1926 ella veste l’abito religioso, cambiando il nome in Suor Maria Teresa di Gesù.
Nell’immaginetta ricordo troviamo scritto: “Anna Sardiello vestiva l’abito religioso delle Suore Pallottine assumendo il nome di Suor Maria Teresa di Gesù. Dall’arido deserto di vita dove non si vive che di spine e di dolori e dove nulla è durevole, venni o Gesù all’ombra paterna del tuo cuore a cogliere i fiori purissimi delle più belle virtù”.
Il sogno delle sorelle si era avverato; in comunità l’una viveva per l’altra.

 
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