La missione - Madre Anna Sardiello

Vai ai contenuti

Menu principale:

La missione

La fondatrice > Gli inizi


Quando Madre Anna terminò il noviziato nel luglio 1924, fu destinata alla Casa di Cusano Mutri in provincia di Benevento. Con il passare dei giorni Madre Anna sentiva sempre più l’attrattiva a sostare innanzi al tabernacolo, per l’adorazione eucaristica. Tema che poi sarà predominante nella sua vita.
Arrivata nella Casa di Cusano Mutri iniziò ad attuare il suo proposito dell’adorazione eucaristica notturna. Chiese ed ottenne il permesso dalla Superiora di alzarsi la notte appena aperti gli occhi, per fare una visita a Gesù sacramentato in cappella. Lo scopo di questa scelta non era solo una semplice visita all’Eucarestia, ma fare compagnia a Gesù nel silenzio della notte con una preghiera di adorazione con lo scopo di riparare per i peccati.
Ella diceva: “La prima volta che mi svegliavo la notte, andavo in cappella per fare una visita a Gesù, tanto più a Cusano e poi a Velletri dove fui trasferita assumendo il compito di sacrestana. Temevo che la lampada si spegnesse.
Questa visita notturna la feci sempre, ripeto anche stando a Roma, ma qui tale visita la facevo dal coretto. Di questa visita notturna ne eravamo a conoscenza io e la Superiora”.
Madre Anna già nei primi anni di vita religiosa scopre l’oblazione di sé insieme al Cristo, come preghiera di lode, adorazione, espiazione, riparazione,  offerta viva.

Madre Anna è l’esempio di una mistica della presenza, dell’adorazione e del dialogo con Cristo nel tabernacolo, con certi momenti altissimi di colloquio alla presenza stessa di Gesù. La mattina seguente il volto di Madre Anna non era per niente stanco.
Ella passava dall’adorazione al servizio della comunità, dalla contemplazione della presenza del Signore nell’Eucarestia al riconoscere Cristo nella sorella.
Madre Anna viveva la dimensione sponsale dell’Eucarestia. Teodoreto di Ciro, Padre della Chiesa, illustrava bene con la parola ciò che la Madre viveva con l’adorazione: “Mangiando le membra dello sposo e bevendo il suo sangue, noi compiamo un’unione sponsale”. Aveva un forte senso della centralità dell’Eucarestia.
Da questo derivava la sua convinzione che l’unione con Cristo era il fondamento dell’unione con gli altri.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu