Il grande dolore - Madre Anna Sardiello

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Il grande dolore

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Madre Anna e suor Teresa non s’incontravano frequentemente, anzi, gli incontri erano organizzati dai superiori dell’Istituto, facendole partecipare allo stesso turno di esercizi spirituali. Quando s’incontravano le due sorelle vivevano momenti tenerissimi, ma anche in quelle circostanze facevano a gara nell’esercitarsi nelle virtù. I loro discorsi erano sempre volti alle cose soprannaturali, per il proprio perfezionamento e per comprendere quale strada scegliere per raggiungere la santità. Madre Anna ripeteva spesso a suor Teresa: “Sorella cara dobbiamo recuperare il tempo perduto”. In questi incontri le sorelle erano oggetto di ammirazione per le altre suore, tanto che le consorelle si sentivano spinte ad imitarle.
Nella vita di suor Teresa arrivò una malattia lunga e dolorosa, la tubercolosi: a causa di ciò gli incontri con la sorella diventarono rari. Ella fu ricoverata nel tubercolosario in Via Furba a Roma. Il canonico Florenzo Saraceno, suo padre spirituale, andò a farle visita: “Mi accolse come sempre, mi parlò del suo male, della sua coscienza, delle gioie che provava nel cuore nel vedermi. Quando mi stavo allontanando espresse il desiderio di non partire da Roma prima che lei stessa me lo avesse detto. Le promisi di accontentarla. Dopo due o tre giorni tornai a visitarla, mi parlò ancora della sua coscienza poi terminando il discorso mi disse: adesso sono serena potete partire. Le detti la benedizione: i suoi occhi brillavano di una luce nuova.

Il suo sguardo mi accompagnava verso la porta, quando mi fermai e le dissi: ‘Non avete niente altro da dirmi?’, ella rispose: ‘Niente grazie’. Io che sapevo che ad ogni incontro mi baciava rispettosamente la mano, le dissi: ‘Questa volta non volete baciarmi la mano?’. Il suo volto si arrossì un po’ e con il solito sorriso mi disse: ‘È per la vostra salute’. Io capii cosa volesse dire ma senza paura le avvicinai la mia destra che baciò rispettosamente. Subito m’indicò un piccolo ripostiglio dove si conservava del disinfettante e mi pregò di lavarmi la mano. Io sorridendo l’accontentai.
Le detti un’altra benedizione e mi allontanai per non rivederla più in questa terra. Poco tempo dopo un telegramma mi annunciava la sua morte”. Suor Teresa morì santamente il 6 giugno 1931. Questo evento fu il culmine del dolore che trafisse il cuore di Madre Anna poiché non poté assistere la sorella nell’estremo passaggio alla vita eterna. Sebbene fosse stata chiamata in fretta, non giunse in tempo.
La Madre in questa circostanza dolorosa dette un esempio di religioso distacco. Ella amava il suo Sposo celeste per cui soffriva per offrire. Lo Sposo, ella affermava, è “l’Esigente per eccellenza”. Quando visitò la sorella già morta per darle l’ultimo saluto, la sua espressione era calma e serena, mitigando la vivezza del dolore che le feriva il cuore. I superiori e le consorelle, guardandola, più che mai restarono stupiti e affascinati da tanta fortezza e mitezza d’animo. Madre Anna così ricordò in seguito quei giorni: “L’11 giugno 1931, solo cinque giorni dopo la morte di suor Teresa, la mattina verso le 10, mentre salivo sul tram, con l’animo immerso nello strazio di averla perduta... sentii nella mia anima un certo qualcosa, che non so esprimere.

Ma da quel momento ebbi una forte convinzione, che la sua anima mi accompagnasse. Io ho sempre vissuto con tale percezione. Ho sempre chiesto il suo aiuto e la sua protezione. Sempre ripetevo a me stessa: sento sorella cara che tu mi ascolti”.

 
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