I doni a servizio della comunità - Madre Anna Sardiello

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I doni a servizio della comunità

La fondatrice > Il Tabor


Madre Anna rimase nella casa di Cusano Mutri per cinque anni, poi fu trasferita a Napoli alla “Casa Bianca”, ma per pochi mesi perché quella casa fu chiusa.
Dopo fu trasferita a Velletri (Roma), dove visse fino all’anno 1936. Nello stesso anno fu nominata Superiora della casa di Velletri. I superiori, tuttavia, la seguivano ed osservavano il suo modo di vivere, e vedevano il bene che la madre seminava nelle case dove passava, ma ancor più lo spirito di fede e di preghiera. Gli stessi superiori la richiamarono a Roma in Via Porta Maggiore, affidandole l’incarico di madre maestra. Il 17 settembre del 1936 Madre Anna accettò l’incarico e partì per Roma.

Il 25 settembre la Madre Generale, suor Giacinta, riunì le suore nello studio e presentò la nuova madre maestra, perché suppliva a Madre Agata che lasciava l’incarico per malattia. Tutte le suore al vedere Madre Anna rimasero in silenzio, ammirando la dolce figura che nello stesso tempo incuteva rispetto e amabilità.
Ella si mise subito all’opera. Consolò le suore novizie per il distacco dalla Madre Agata, e mentre consolava, le suore restavano affascinate dalla sua materna comprensione.
Quasi subito le 15 novizie e le 26 postulanti con gioia e prontezza collaborarono con lei. La Madre riunì per la prima volta le novizie il 29 settembre 1936, tenendo la sua prima conferenza sulla figura di San Michele Arcangelo, poi subito parlò alle suore del tema fondamentale: “Il dono della vocazione e come le suore devono corrispondere”. Madre Anna iniziò il suo nuovo lavoro con le postulanti e le novizie, formandole nell’esercizio delle virtù e secondo lo spirito del fondatore San Vincenzo Pallotti.

Ella insegnava con la sua vita e con il suo esempio. Le novizie, a sentirla parlare, restavano conquistate. Parlava semplicemente, in una forma umile, senza atteggiamenti studiati. Parlava alle sue figlie come un’amica fra le amiche, le istruiva con una competenza straordinaria. Faceva troppo piacere a sentirla, incantava addirittura, perché aveva una grazia non comune di esprimersi, nella sua semplicità.
Mentre parlava la luce dei suoi occhi, partendosi dalla sua anima, si diffondeva nelle anime altrui. Tutto in lei dimostrava che viveva solo per Dio, in Lui agiva e di Lui si occupava.

Suor Maria Innocenza Laurenti verso la fine degli anni ’30 andò nella Casa madre a Roma, ed ebbe modo di conoscerla e così testimoniava: “Constatai che la suora che mi aveva parlato di lei non aveva per nulla esagerato, e notai, non senza stupore, che le suore anziane la stimavano, l’ammiravano e la trattavano con deferenza non comune. Si capiva che era un’anima particolare e che anche i superiori stimavano ed amavano. Madre Anna da quando si fece religiosa, fu sublime figura di anima consacrata a Dio”. Madre Anna insegnava alle sue figlie ciò che viveva nell’intimità divina. Dopo la vestizione diceva alle sue novizie: “Per nascere alla vita religiosa è necessario ascendere, salire un altare e su questo avete visto appagato il vostro desiderio.
Lì vi siete incontrate con lo Sposo e come si fa tra persone che si aspettano, appena si incontrano, si abbracciano e si baciano e così siete salite all’altare e vi siete incontrate con il Cristo. Il sacerdote ad ognuna di voi ha fatto baciare il Crocifisso e il vostro cuore si è riempito di gioia.
Ora i gradini, l’incontro, l’incoronazione sono tutti simboli. I gradini materiali dell’altare rappresentano i gradini spirituali che dovete salire, per raggiungere la vostra perfezione. L’incontro rappresenta quello che noi faremo nella vita eterna con lo Sposo. La corona è figura di quella corona incorruttibile che ci darà lo Sposo, eleggendoci a regine del suo regno nell’ultimo giorno”.
Ogni settimana ogni novizia e postulante aveva il suo ufficio di lavoro, come per esempio: lavare le scale, aiutare in cucina, essere responsabile della cappella, preparare il refettorio, lavorare in lavanderia o nell’asilo e altro. La Madre ogni mattina, dopo la preghiera mattutina e la colazione, conoscendo gli impegni delle sue figlie, non le lasciava sole. La sua funzione non era tanto di controllo: ella, soprattutto, seguiva le azioni delle suore chiedendo di mettere la retta intenzione per la salvezza delle anime. Madre Anna insegnava la vita comune dall’esperienza quotidiana vissuta dalle suore, e da questa traeva la pratica di vita per le sue figlie.
La suora per Madre Anna deve essere una donna forte, che sappia resistere alle tentazioni della vita. Farsi santa ad alto prezzo, fissando ogni giorno il Crocifisso che si è ricevuto nel giorno della vestizione.

Ma la suora non deve guardarlo solo come simbolo della perfezione o un oggetto di devozione: deve porlo sul letto nella propria camera per iniziare ad intessere con Lui un rapporto sponsale e confidenziale. Alle suore stanche e deboli nello spirito diceva: “Agisci con prontezza... pensa bene... dipende da te, dal tuo vivere e operare giornaliero, meritare o no di risorgere bella e gloriosa nell’anima e nel corpo a somiglianza del Divin Maestro”.
Madre Anna fu maestra delle novizie fino al mese di luglio 1941.

 
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